Quando l’indiscrezione è utile
L’Amministrazione Obama è tormentata dalla fuga di informazioni e dà la caccia con grande zelo alle talpe che si annidano nei corridoi del governo. I funzionari della Casa Bianca diffondevano cautamente informazioni negli ambienti della sicurezza nazionale per vedere se sarebbero state riportate dall’account Twitter @natsecwonk. E’ così che hanno beccato Josi Joseph, analista infido con una predilezione per l’insulto anonimo verso colleghi e massime autorità. Ma il leak, il passaggio di carte riservate, è anche un risorsa che il governo usa con metodica regolarità.
16 AGO 20

L’Amministrazione Obama è tormentata dalla fuga di informazioni e dà la caccia con grande zelo alle talpe che si annidano nei corridoi del governo. I funzionari della Casa Bianca diffondevano cautamente informazioni negli ambienti della sicurezza nazionale per vedere se sarebbero state riportate dall’account Twitter @natsecwonk. E’ così che hanno beccato Josi Joseph, analista infido con una predilezione per l’insulto anonimo verso colleghi e massime autorità. Ma il leak, il passaggio di carte riservate, è anche un risorsa che il governo usa con metodica regolarità. Per ogni Glenn Greenwald che diffonde informazioni imbarazzanti o pericolose c’è un cronista che passa messaggi graditi al governo. Bob Woodward, ad esempio, il gran segugio delle sozzure del potere nixoniano, ha ottenuto documenti top secret della Cia che rivelano la complicità del governo del Pakistan nel programma di bombardamenti con i droni. Le carte del Washington Post mostrano che Islamabad non soltanto sapeva perché non poteva non sapere, ma esplicitamente autorizzava le operazioni degli aerei senza pilota americani sul proprio territorio, almeno nel periodo dal 2007 al 2011 (274 attacchi in tutto).
Si parla di una collaborazione fattiva che va al di là di ogni rappresentazione fin qui avallata dai media e dalle autorità pachistane, cosa che cambia radicalmente la lettura delle lamentele di Islamabad sugli abusi di potere degli americani. “Non abbiamo mai permesso agli americani di portare attacchi con i droni nelle aree tribali”, dice Gilan, primo ministro dal 2008 al 2012, ma l’articolo di Woodward è sostenuto dalla forza inoppugnabile delle fonti, che hanno deciso di passare informazioni sensibili proprio nel giorno in cui il primo ministro Nawaz Sharif è andato alla Casa Bianca e ha chiesto a Obama di finirla con gli attacchi con i droni. Qualche giorno fa, Amnesty International e Human Right Watch hanno pubblicato due documenti sulle vittime civili dei droni americani, riportando sotto i riflettori la guerra telecomandata e non proprio asettica di Obama. Il quale ha voluto chiarire, via Woodward, che gli infidi agenti di Islamabad stanno recitando la parte degli alleati ignari e traditi.